Intervista al M° Gerardo Procida Aikido Kyoshi
Sensei, quale disciplina pratica?
Sono un praticante di Aikido dal 29/12/1979
Come mai ha scelto di praticare l'aikido?
All’inizio la mia scelta era indirizzata al judo, anche perché la parola aikido
per me non aveva alcun significato. Il giorno in cui mi recai in palestra per
l’iscrizione era un giorno pari in cui si praticava aikido. Da questo mio errore
è nata una grande passione.
A che età ha iniziato a praticare?
16 anni e mezzo.
Perché ha cominciato?
Perché volevo praticare un arte marziale oltre al calcio che già praticavo
A quale stile si è affacciato tra i tanti?
All’inizio ho praticato quello canonico dell’Aikikai d’Italia, poi è apparso il
Maestro Kobayashi che ha presentato quest’arte in un modo molto diverso anche se
praticamente incomprensibile, soprattutto per me che ero agli inizi.
Successivamente ho partecipato a vari stages tenuti dai Maestri Tamura e Saito.
I giapponesi come vedono questo stile?
Secondo quello che ho potuto vedere visitando qualche dojo giapponese ed
assistendo a lezioni di Maestri che si fregiano dello stemma della scuola
BUIKUKAI (quella del M° Kobayashi), non sembra che ci abbiano capito molto anche
se la scuola è ritenuta patrimonio dell’Aikikai giapponese ed è stata fortemente
voluta dal Doshu quale parte dell’Aikikai stesso. Infatti da qualche anno i
gradi Dan della Buikukai d’Europa sono riconosciuti e rilasciati dall’ HOMBU
DOJO tramite il suo referente il M° Hirotoshi Yabuchi.
Lo stile che lei studia e propone, è un evoluzione o semplicemente un altro modo di approccio a
tale arte?
L’aikido è l’arte marziale esistente con più scuole e metodi. Ogni grande
maestro allievo diretto di O-sensei ritiene o ha ritenuto, visto che quasi tutti
sono morti, che il suo modo di praticare aikido fosse quello giusto. Secondo il
mio pensiero l’aikido è unico o meglio sono unici i suoi concetti, ma nel corso
del tempo si è avuta un’evoluzione che attualmente trova la sua fase più
avanzata nell’aikido della scuola Kobayashi. Per esempio: tutti i movimenti
circolari tipici dell’Aikikai sono stati sintetizzati in movimenti a spirale che
portano verso il centro economizzando in tempo e spazio.
La sua filosofia di studio?
Acquisire e dare quante più informazioni e pareri possibili da poter collegare a
ciò che si studia. La conoscenza rende viva l’arte che pratichiamo, qualsiasi
essa sia. Con la pratica ed il tempo saremo in grado di riconoscere ciò che è
utile e direttamente applicabile al nostro metodo di studio.
Aikido nella sua vita quotidiana è presente o è soltanto limitato al tatami?
Se fosse limitato solo al tatami non giustificherebbe tanti anni di lavoro e di
coinvolgimento.
Quale è il suo ruolo nella Buikukai d'europa?
Praticante con la qualifica di Kyoshi.
Quali personaggi aikidoistici ha incontrato nella sua carriera?
Oltre al M° Hirokazu Kobayashi e al Doshu (una volta), ho avuto la fortuna di
seguire nel periodo della mia formazione alla scuola il M° Andrè Cognard ed il
M° Jean Francois Riondet. Ho lavorato spesso con il M° G.P. Savegnago, il M°
Saito e il M° Tamura. Inoltre tra i tanti personaggi ricordo il M° M.T. Shewan e
il M° VDB. Non ho menzionato le persone più importanti con le quali ho condiviso
oltre alla pratica anche momenti di vita quotidiana, quali il M° Ezio Antonucci,
con cui ho mosso i primi passi e che vedo quasi tutti i giorni, il M° P. Suriano
ed il M° G. Polimeno con cui stiamo lavorando nell’ambito della Buikukai
d’Europa.
Qual' è stata la sua esperienza più significativa?
Sicuramente il lavoro svolto con il M° Andrè Cognard che, secondo me, ha
“tradotto” in termini comprensibili l’Aikido del M° Kobayashi.
Che significa per lei l'aikido come arte marziale?
Purtroppo la mia visione delle arti marziali è abbastanza personale ed è
legata a concetti non applicabili alle arti marziali così come intese
oggi (quasi tutte sport di combattimento). In generale un’arte marziale
non ha regole e si basa su movimenti essenziali ed efficaci. Per questo
ho scelto di praticare un aikido con queste caratteristiche anche se
molto lavoro necessariamente è di tipo propedeutico e non direttamente
applicabile.
Ha mai pensato di aumentare le sue conoscenze implementando con altre arti marziali?
Praticare altre arti marziali oltre alla propria è e sarà sempre il pallino di
ogni praticante. Nel corso della mia vita ho praticato anche il kendo ed il
jujitsu in modo significativo mentre per la naginata ed il jodo ho appreso
qualche nozione. Ritengo che sia giusto avere altre esperienze ma diventa
diabolico voler forzatamente utilizzare le altre esperienze per snaturare ciò
che si pratica per renderlo “più efficace”. Nel qual caso consiglio un veloce ed
efficace corso di difesa personale.
A quale età lei consiglia di cominciare la pratica?
Premetto che a Salerno sono stato il primo ad aprire i corsi ai bambini che
chiaramente seguono una pratica ludico sportiva avvicinandosi all’aikido vero
dopo i 10/11 anni. Comunque penso che l’età giusta per iniziare la pratica
dell’aikido sia intorno ai 12 anni.
Un parere sul suo gruppo di allievi?
Un gruppo di giovani (tranne pochi fuori quota) che pratica un’arte marziale
difficile e complessa ma che continua ad andare avanti. Ci sono ottime
individualità e quasi sempre uno spirito di gruppo. Meglio di così.
Cosa distingue un appassionato da un professionista, nelle discipline
marziali?
Probabilmente un appassionato non ha nessun vincolo che lo lega ad una sola arte
marziale, in genere è un curioso che ama sperimentare e conoscere sia in pratica
che in teoria. Al contrario un professionista deve aver fatto una scelta su cui
sarà molto preparato e con cui quasi sicuramente ci vive.
Cosa ne pensa delle donne nelle arti marziali?
Sicuramente sono una bella realtà. Rispetto agli uomini dimostrano più volontà e
poca voglia di rinunciare ai sacrifici fatti per sperimentare altre discipline.
In negativo c’è da dire che seguono spesso le mode del momento in cui le
peculiarità sopra descritte non si esaltano visto che sono quasi sempre attività
che si esauriscono nel giro di pochi mesi o che tendono ad un lavoro prettamente
fisico mirato alla parità con gli uomini. Personalmente preferisco che si
esaltino le differenze a che si cerchi una parità a tutti i costi.
Meglio gruppi piccoli o grandi?
Visto che in questa società “la palestra” è intesa come centro di aggregazione e
socializzazione preferisco gruppi grandi affinché i ragazzi abbiamo più persone
con cui confrontarsi. Per una questione puramente tecnica si lavora meglio con
gruppi poco numerosi ed omogenei.
Cosa significa per lei conseguire delle qualifiche?
Conoscere ed essere capace di eseguire e trasmettere le tecniche ed i concetti
base di una qualsiasi scuola
Cosa sono per lei i gradi nelle arti marziali?
Trasposizione colorata di “DOVERI” e meriti.
Un grado alto è sempre indice di grande padronanza tecnica?
Un grado alto è una persona che vanta molti anni di pratica in cui ha acquisito
una buona padronanza tecnica ed un notevole bagaglio culturale legato alla sua
pratica.
Due parole per spiegare il suo aikido.
Unico perché non è uguale a nessun altro. Universale perché esiste ed ha bisogno
di tutti gli altri.
Quale consiglio da a chi volesse intraprendere questa via?
Se parliamo delle arti marziali in genere consiglio di cercarsi prima di tutto
il “Vostro Maestro”. Per quanto riguarda l’aikido in particolare direi che è
necessario avere tanta volontà ed una sola convinzione che si entra in un imbuto
dalla parte stretta e che una volta dentro tutto si allarga a dismisura senza
alcuna certezza ma con innumerevoli dubbi.
Un saluto.
Saluto tutti i praticanti che hanno scoperto tra i tanti
dubbi qualche certezza.
(Infinite grazie Sensei)
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